Quanto segue è tratto dal libro "Perchè non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici", di Piergiorgio Odifreddi, noto matematico, un libro che va letto tutto d'un fiato e fino alla fine, fidatevi.
Si inizia dalla scuola.
Agli insegnanti di religione delle proprie scuole lo Stato riconosce un certificato di idoneità da parte dell'ordinario diocesano, ma non una laurea : basta anche un diploma di magistero in scienze religiose rilasciato da un istituto approvato dalla Santa Sede. Ciò nonostante, il governo Berlusconi ha creato nel 2003 un organico di 15.507 posti che li immette in massa in ruolo, e permette loro un successivo passaggio ad altre cattedre : 9222 sono stati assunti nel 2005 e 3077 nel 2006, mentre gli altri precari (regolarmente laureati) della scuola attendono da anni l'assunzione a tempo indeterminato.
Per quanto riguarda il clero, la revisione del Concordato (1984) sostituisce la cd. congrua di sostentamento (istituita con il Trattato del 1929), col finanziamento "volontario" dell' otto per mille sul gettito totale dell'IRPEF. L'ammontare della cifra intascata annualmente e dal Vaticano è di circa un miliardo di euro (2000 miliardi di vecchie lire) : una somma che non è affatto destinata a oper di carità, come la pubblicità clericale cerca di far credere ogni primavera, nel periodo della dichiarazione dei redditi. Piuttosto, come ammettonole cifre ufficiale della CEI relative al triennio 2002-2004, in media i fondi vengono destinati a interventi caritativi soltanto per il 20%, mentre al sostentamento del clero va il 34% e alle "esigenze di culto" il 46%.
Tra l'altro il meccanismo di finanziamento è furbescamente truffaldino. Solo 1/3 degli italiani sceglie infatti a chi devolvere l'8 per mille del proprio reddito : se allo Stato, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose (non sono contemplate organizzazioni umanitarie o scientifiche). Ma l'articolo 37 della Legge di attuazione recita : >. E poichè, nella minoranza che sceglie, la maggioranza opta a favore della Chiesa Cattolica, questa ottiene le maggioranza (circa l'85%) dell'intero gettito.
Al miliardo di euro dell'8 per mille dei contribuenti, va aggiunta ogni anno una cifra dello stesso ordine di grandezza sborsata dal solo Stato (senza contare regioni, provincie e comuni) nei modi più disparati : nel 2004, ad esempio, sono stati elargiti 478 milioni di euro per gli stipendi degli insegnanti di religione, 258 milioni di euro per i finanziamenti alle scuole cattoliche, 44 milioni di euro per le università cattoliche, 25 milioni di euro per la fornitura dei servizi idrici della Città del Vaticano (sic!), 20 milioni per l'Università Campus Biomedico dell'Opus Dei, 19 milione per l'assunzione in ruolo degli insegnanti di religione, 18 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, 9 milioni per il fondo di sicurezza dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, 9 milioni per la ristrutturazione di edifici religiosi, 8 milioni per gli stipendi dei cappellani militari, 7 milioni per il fondo di previdenza del clero, 5 milioni per l'Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, 2 milioni e mezzo per il finanziamento degli oratori, 2 milioni per la costruzione di edifici di culto, e così via.
Aggiungendo a tutto ciò una buona fetta del miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, si arriva facilmente ad una cifra complessiva annua di almeno tre miliardi euro.
Ma non è finita, perchè a queste riuscite uscite vanno naturalmente aggiunte le mancate entrate per lo Stato dovute ad esenzioni fiscali di ogni genere alla Chiesa, valutate attorno ad altri sei miliardi euro.
Gli enti ecclesiastici sono infatti circa 59.000 e posseggono circa 90.000 immobili, adibiti agli scopi più vari : parrocchie, oratori, conventi, seminari, case generalizie, missioni, scuole, collegi, istituti, case di cura, ospedali, ospizi e così via. Il loro valore ammonta ad almeno 30 miliardi di euro, ma essi sono esenti dalla imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiunto (IVA).
Per capire l'entità di questa enorme cifra complessiva di nove miliardi di euro, basta notare che si tratta del 45% della manovra economica del 2006, che è stata di 20 miliardi di euro : ovvero, senza la Chiesa, o almeno senza i suoi privilegi economici, lo Stato potrebbe praticamente dimezzare le tasse a tutti i suoi cittadini!
Come se non bastasse, alle esenzioni fiscali statali, si aggiungonoanche quelle comunali : ad esempio dall'ICI (imposta comunale sugli immobili), in quanto gli enti ecclesiastici si autocertificano come "non commerciali". Una sentenza della Corte di Cassazione, depositata l'8 marzo 2004, ha però stabilito che un centro di assistenza per bambini e anziani gestito dalle suore del Sacro Cuore dell'Aquila non poteva essere esentato dall'imposta, avendo fatto pagare rette regolari ai suoi ospiti : le suore dovevano dunque al Comune 70.000 euro di imposte arretrate. Poichè il precedente esponeva la Chiesa a simili rischi dovunque, i governi Berlusconi e Prodi sono corsi ai ripari : il primo allegando un temporaneo provvedimento alla finanziaria per il 2006, e il secondo approvando un definitivo provvedimento che garantisce furbescamente l'esenzione dall'ICI agli enti "non esclusivamente commerciali", ovvero a tutte le imprese commerciali che siano dotate di una cappella nella quale pregare Dio per l'animaccia balorda dei Cattolici e dei loro fiancheggiatori laici che siedono in parlamento, a destra o a sinistra.
In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni di euro annui. La Santa Sede possiede infatti un enorme patrimonio immobiliare anche fuori la Città del Vaticano, in parte specificato dal Trattato del 1929 (tra le tante, l'area di Santa Maria di Galeria che ospita la Radio Vaticana, e che da sola è più estesa del territorio dell'intero Stato (44 ettari) !
(...)
E' naturalmente ironico , oltre che illustrativo della citata "svolta costantiniana" (ovvero il voltafaccia rispetto ai supposti valori evangelici di carità e povertà innescato dall'Editto di Costantino del 313 d.C.), che a possedere un tale tesoro, che si può globalmente valutare ad alcune centinaia di m iliardi di euro, e a non pagarci neppura sopra le tasse, siano proprio coloro che dicono di ispirarsi agli insegnamenti di qualcuno che predicava "beati i poveri" e "date a Cesare quel che è di Cesare", facendo letterali miracoli pur di permettere ai suoi apostoli di pagare anche una sola moneta di tributo.
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